Quando un atleta crolla: il choking

Tutti noi, se appassionati di sport, abbiamo in mente un atleta che, arrivato a buon punto nella sua carriera, non appena sfiora l’apice, ha improvvisamente un crollo.

Un esempio?

Carolina Kostner a Vancouver (Canada) nel 2010. Durante la gara cade 1,2,3,4,5,6. Sette volte. Si classifica sedicesima, con un punteggio che è il suo peggiore di sempre.

 

Cosa succede a questi atleti?

Si verifica il cosiddetto choking, ovvero il “declino della prestazione in condizioni di elevata pressione agonistica” (Weinberger & Gould, 1999).

Di fronte ad una pressione molto forte (es. gara importante, aspettative proprie e altrui, schemi motori nuovi, giudizio di talent scout presenti) l’atleta sperimenta uno stress eccessivo che si traduce in ansia durante la prestazione. Da qui il termine che richiama l’impressione dell’acqua alla gola, del soffocamento.

Cosa succede nel choking?

 

  • Da un lato c’è una forte distrazione: l’atleta si preoccupa troppo di qualcosa di esterno, qualcosa che lo sta distraendo (i giudici, l’allenatore, il talent scout). Questi pensieri sono generati da un’ansia eccessiva, e sono disfunzionali rispetto alla prestazione (non aiutano cioè a fronteggiare la sfida ma attivano eccessivamente l’atleta)In sostanza, l’atleta va in gara con pensieri totalmente incentrati su “oddio non devo sbagliare”, “oddio se perdo succederà un casino” “se non vinco finirà la mia carriera” “se non dò il massimo deluderò tutti”
  • Dall’altro c’è il cosiddetto “execution focus”: una concentrazione eccessiva sulla propria prestazione; una iper-analisi della propria prestazione che porta ad un decremento della prestazione; E’ come se l’atleta, troppo attento alle singole componenti del proprio schema motorio, ne perdesse l’insieme. Questo atteggiamento impedisce di entrare nel cosiddetto “stato di flow”, uno stato mentale di piena concentrazione e assorbimento nell’attività che si sta svolgendo, che porta al successo.

In sostanza, si traduce nel pensare a microframmenti del movimento, a ripassi anche di movimenti eseguiti di solito in modo disinvolto e automatico.

 

I pensieri, negativi e disfunzionali del choking, si associano anche a:

  • un irrigidimento dei muscoli (maggiore tensione)
  • un aumento del ritmo respiratorio
  • un aumento del ritmo cardiaco
  • problemi nella valutazione dello spazio e del tempo (si perde la sintonia con la musica o la consapevolezza delle distanze, a seconda dello sport)
  • rushing, ovvero il voler fare tutto di fretta perché si vuole concludere subito la prestazione e “togliersi il peso della pressione”.

Come si previene e si affronta?

 

In questi casi è fondamentale rivolgersi ad uno psicologo dello sport per comprendere i fattori in gioco nella situazione specifica.

Una volta compresi gli “ingredienti” del choking, l’atleta, sotto la guida dello psicologo dello sport, potrà impiegare delle nuove consapevolezze di sè e insieme delle tecniche psicologiche specifiche per affrontare i propri vissuti.

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