Perché i sogni sono sempre rivelatori…

“In effetti la psiche non è una realtà così semplice. E più in specifico si è scoperto che in essa, oltre al conscio, sono presenti e agiscono molte forme di inconscio. Si è scoperto che il buono non è semplicemente buono, che il cattivo non è semplicemente cattivo; che sia nelle anime virtuose i sentimenti, per così dire, più peccaminosi, sia nelle nature più corrotte la nobiltà d’animo e il bene, non sono celati, ma appaiono visibili a chi sappia osservare attentamente”… così scriveva Artur Schnitzler quasi cento anni fa.

Uno dei maggiori disvelamenti del XX secolo ha riguardato infatti la mente umana, e come questa potesse muovere desideri, bisogni, fantasie e pensieri che andassero ben oltre quelli coscientemente consapevoli da ciascun individuo. La ‘scoperta’ dell’Inconscio insomma ha riguardato la rivalutazione di tutti i fenomeni mentali che il secolo della ragione e della tecnica aveva seppellito come superflui orpelli: le fantasticherie, le dimenticanze, i lapsus linguae e su tutto i sogni.

I sogni in particolare sono sempre stati oggetto di trattazione e di attenzione nelle culture umane e nei secoli, maneggiati con grande cura e rispetto, sono sempre stati ritenuti portatori di verità che andavano oltre le verità direttamente esperibili nella realtà esterna.

La prima testimonianza della presenza consapevole del mondo onirico nella specie umana, può essere considerata quella dei disegni presenti nelle grotte di Lascaux: abbozzati a carboncino sulla parete delle grotte. Sembra che ritraggano la rappresentazione di un sogno, o comunque il prodotto di un’operazione mentale, di una fantasia o di un ricordo di caccia al bisonte.

Nella cultura babilonese si riteneva cioè che i sogni fossero fonte di verità certe, se ben interpretati, rispetto alla più ampia realtà circostante, e non esclusivamente rispetto al sognatore stesso.

Analogamente, nella cultura sumerica, troviamo il rituale dell’incubazione: si riteneva cioè che dormire in un luogo sotterraneo avrebbe portato il sognatore più vicino alla profondità di sé stesso, procurandogli quindi sogni rivelatori di profezie.

Tale rituale fu ripreso, come vedremo in maniera molto simile, anche dai sacerdoti di Esculapio nella Grecia antica, che svolgevano questa attività nei loro templi e santuari anche a scopo terapeutico.

“I sogni preparano le vostre emozioni” è il titolo di uno articolo pubblicato sul ScienceDaily dell’ 11 ottobre 2005, in cui si rende noto lo studio sulla funzione dei sogni nelle tribù indigene australiane e del Suriname: i sogni in queste culture tribali, svolgono anche un ruolo prettamente sociale e collettivo, come avveniva per il popolo dei Senoi della Malesia. Sognare ha una funzione aggregatrice e riflette i valori religiosi ed i rapporti all’interno della comunità.

Le più recenti ricerche neuroscientifiche hanno rivalutato il valore dei sogni come un’attività della vita mentale umana tutt’altro che trascurabile, confermando ed estendendo quello che era stato solo parzialmente teorizzato sulla loro importanza dal fondatore della psicanalisi nel 1899 con lo storico ‘Interpretazione dei Sogni’, Sigmund Freud e di conseguenza intuito in secoli di umanità che ci hanno preceduti.

E’ ormai confermato come il processo di rielaborazione dell’esperienza avvenga anche durante il sonno nel corso dell’attività onirica. Nel corso del sogno entra in funzione una sorta di caleidoscopio mentale in cui sono accostati elementi e idee che normalmente non trovano punti di contatto durante la veglia. Il sogno dipende in gran parte dall’entrata in funzione dell’emisfero destro che nella specie umana è legato all’immaginazione, alle attività artistiche, alla percezione della musica e implica un coinvolgimento dei gangli della base nel corso di una fase specifica del sonno denominata fase REM.

Questa fase del sonno vede lo ‘spegnimento’ dei circuiti cerebrali che regolano l’attività cosciente, in modo da permetterne il riposo, e la parallela accensione di altre aree cerebrali.

Svariate sono le evidenze neuroscientifiche a prova del fatto che vi siano circuiti cerebrali specificatamente attivati nel corso delle fasi di ‘riposo’, a favore delle ipotesi di ricerca che attribuiscono ai sogni il ruolo fondamentale non solo di riorganizzare le esperienze vissute nella veglia, ma di associarle in modo creativo e specifico per ciascun individuo a determinati circuiti di memoria, emozioni e sensazioni, creando delle vie di apprendimento che poi potranno essere riutilizzate nella vita cosciente.

In tal senso tutto ciò che è prodotto dagli individui nella vita onirica è diretta e peculiare espressione di aspetti della loro personalità, delle loro emozioni, sensazioni e pensieri, come in un teatro in cui ciascun attore e oggetto messo in scena dalla regia ha il ruolo di un aspetto del sognatore.

Risalire ai motivi per cui quel preciso sognatore ha inscenato quella precisa scena è quindi un’operazione molto complessa e graduale, che con lenta limatura deve consentire di ripetere l’operazione associativa che il cervello con il suo caleidoscopio di circuiti ha fatto nel tessere la trama e scegliere i personaggi. Il metodo di analisi dei sogni è quindi graduale e mai del tutto completamente saturato dal lavoro interpretativo, che pur resta preziosissimo strumento ad esempio nella pratica psicanalitica contemporanea.

Parimenti la vita onirica di ciascuno di noi resta lo specchio dei movimenti e di quanto si muove o è libero di trovare espressione e di essere ricordato come tale nella vita cosciente, una parentesi creativa che fluisce costruendo e rimaneggiando i circuiti cerebrali che compongono la nostra esperienza e che tanto più è accessibile e viva tanto meglio ci aiuta ad apprendere dall’esperienza e farne tesoro nella memoria più o meno implicita.

In poche parole sognare fa bene e i sogni ci raccontano molto più di quanto non siamo capaci di dire a noi stessi da svegli… … …

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